12.12.09

Thomas





Thomas ha vent'anni.
Thomas si alza ogni mattina alla solita ora, le 9.28.
Il suono della sveglia, ogni giorno uguale, gli rimbomba nelle orecchie.
Ogni mattina pensa ad una maniera alternativa per preparsi il caffè, se col latte -anche se non sarebbe necessario- o con qualche altro strano ingrediente aggiuntivo. Potrebbe essere lo zucchero non raffinato, meglio noto come zucchero di canna. O il miele. O ancora la marmellata. Ne conserva diverse varietà nel suo frigo, dalla ciliegia ai frutti di bosco. E poi fuma. Fuma una sigaretta prima di bere il caffè e una dopo, per non andare contro tendenza e rimanere all'interno del coro. E fuma sempre e soltanto Pall Mall blu, mai nessun altra marca. E infine si decide a vestirsi.
Abiti casual. Generalmente apre l'armadio e prende le prime cose che gli capitano sotto mano.
Non bada all'aspetto esteriore. Non gli interessa. Non ha il tempo necessario per farlo.
E infine si decide ad uscire -è costretto a farlo- ad andare come ogni giorno a lavorare, ripercorrendo la solita strada, incontrando i soliti negozianti lungo il cammino e assaporando sempre gli stessi odori, le stesse amarezze e rivivendo le stesse situazioni, in un perpetuo déjà-vu quotidiano. Senza fine.
Thomas lavora incessantemente ogni giorno. Nove ore al giorno. Arriva sul posto di lavoro alle 10 e smonta alle 20 in punto. Ha un'ora di pausa per pranzare. Generalmente è solo, non frequenta i suoi colleghi di lavoro, li ripudia e pensa loro facciano altrettanto. Li immagina come macchinette armoniche di metallo e carne, molle in tensione pronte a scattare una volta che vien fornita loro la giusta pressione. Thomas consuma il suo piatto ipocalorico e riprende a lavorare.
Sospetta qualcuno trami alle sue spalle, ma è la routine. Gli succede da quando aveva cinque anni, da quella volta in treno, in cui non era riuscito a rendersi conto di quello che stava succedendo e si era poi ritrovato in una delle situazioni peggiori e più angoscianti della sua vita.
Terminato il suo turno di lavoro torna a casa.
Percorre lo stesso tragitto compiuto al mattino, senza curarsi delle insegne accese e della gente per strada.
Torna a casa e cena. Con la solita scatoletta di cibo preconfezionato. Non può permettersi altro. Guarda la tv, solito intrattenimento di bassa lega, utile a conciliargli il sonno. Sul divano. Come ogni sera.
Una vita abitudinaria, scandita da ritmi precisi, predeterminati.
Thomas non lavora. Non dorme, o meglio, lo fa per la maggior parte della giornata, è alimentato artificialmente, non cammina, non può. Non riesce nemmeno a parlare. Una sedia a rotelle ed una badante di 37 anni sono i suoi soli compagni nel corso delle sue lunghe giornate. Interminabili.
Thomas ha vent'anni. Da quando ha memoria sogna di camminare, di correre, di giocare con gli altri bambini. Come gli altri bambini. Sa che non potrà mai farlo. Si limita ad immaginare, a sperare che la sua vita gli riservi qualche sorpresa, che non sia la perdita della vista o dell'udito, o il dover rinunciare al controllo sull'ennesimo arto.
Ha sempre quel barlume di speranza che lo spinge ad andare avanti, a svegliarsi ogni mattina e sorridere al mondo.
Thomas ha vent'anni.

2 Commenti:

g ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
miliazzu manuzio ha detto...

....bellissimo qst post! Miliazzu!

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